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Cristina Petit: maestra, autrice, illustratrice dalla profonda sensibilità

Cristina Petit legge Piccolo Buio
Cristina Petit legge Piccolo Buio

E poi ci sono quegli incontri casuali e folgoranti che segnano la tua vita: uno di questi per me è datato 4 febbraio 2014. Oggi, partendo da quell’incontro, vi voglio raccontare di un’autrice contemporanea a me molto, molto cara, Cristina Petit. Ho imparato a conoscerla attraverso i suoi libri, incuriosita ho cercato il suo profilo sui social e ho scoperto un meraviglioso blog, MAESTRA PICCOLA, che è una porta spalancata e senza filtri adulti sull’infanzia e ci mostra i suoi piccoli protagonisti, i loro discorsi, le loro emozioni, le loro piccole quotidiane avventure.

Cristina Petit è bolognese, mamma e maestra prima nella scuola d’infanzia ora nella scuola primaria. Anche autrice. E illustratrice. Brava, attenta e sensibile verso il mondo dei bambini, degli adolescenti e degli adulti che li affiancano.

Piccolo Buio

Ho l’abitudine di indicare in seconda copertina la data in cui acquisto un libro. Il giorno in cui Piccolo buio, scritto da Cristina Petit (pubblicato da Il Castoro), finì tra le mie mani, mi rimarrà per sempre impresso nella mente. Il suo incipit quella sera in libreria mi catturò, imbrigliandomi tra le sue sei righe così semplici, poetiche e buffe, trascinanti:

Un martedì sera di novembre senza luna, sarà stato per un prurito o forse uno starnuto, Talla si svegliò. Come fu come non fu, il sonno non tornò e Talla vide una piccola luce che veniva da un’altra stanza.

Talla di Piccolo Buio

Non lo trovate anche voi adorabile, non sentite il desiderio irrefrenabile di scoprire come continua la storia?

Lessi il libro tutto d’un fiato e uscii dalla libreria consapevole di avere nella borsa un bellissimo regalo per la mia bambina da scartare prima della nanna. Dovete sapere che, da quella sera, Piccolo Buio di Cristina Petit è il primo libro che Lucia mette nella sua valigia ogni volta che trascorre una notte fuori casa, il primo libro che ha imparato a leggere da sola e che propone ai sui pupazzi quando gioca a fare la maestra.

Il buio è una delle grandi paure dei piccoli: tanti albi e tante storie fanno riferimento a questa delicata tematica. In questo libro la protagonista è una bambina con una camicia da notte a righe, due buffi codini ai capelli che, svegliatasi in piena notte, inizia un viaggio dentro casa accompagnata dal suo peluche preferito: un coniglietto bianco. Grazie alle immagini dallo sfondo nero, con le pareti del corridoio individuate da leggere e appena accennate righe bianche, il lettore percepisce subito il buio e il pesante silenzio che avvolge la casa.

il lupo Piccolo Buio

Si ode solo una voce, quella di Talla. La bambina si fa coraggio, di volta in volta, per affrontare tutta una serie di lucine colorate che sembrano abitare la casa di notte diventando ora un gigantesco uomo nero, ora gli occhi di un lupo, un fantasma, uno squalo o forse un alieno.

Alle argomentazioni che la bambina pronuncia con fierezza per superare la paura (non sono una fifona, sono grande e vado a scuola) si contrappone la sua immagine ritratta ora con le gambe tremanti, ora accovacciata dietro una pianta, sotto al tavolo, infine a carponi in mezzo al nero più nero che avanza indugiando verso una lucina chiara.

Mia figlia Lucia adora questo racconto ed io trovo incantevole sia il testo sia il modo in cui è illustrato, perché rispecchia la rappresentazione fantastica che hanno i bambini dei mostri: sono esseri minacciosi, il lupo e lo squalo hanno tanti denti aguzzi che fanno paura, il fantasma è “lenzuoloso” e sembra volerti imprigionare. E la forza e potenza del libro risiede in questo mix di realtà e immaginazione in cui la bambina si trova a districarsi, tra la paura e il coraggio, nello sforzo di vincere una grande sfida.

Nella storia non ci sono mai adulti che intervengono. I grandi sono estromessi, anche noi che leggiamo siamo spettatori, possiamo solo fare il tifo per Talla, gioire e tirare un sospiro di sollievo con lei quando, nelle scene successive, scopre cosa sia l’ultima luce che l’ha attirata a sé. Talla è arrivata nella camera da letto dei genitori dove la madre si è addormentata con un libro in mano lasciando la lampada del comodino accesa.

Rimboccando affettuosamente le coperte alla mamma e spegnendo quella lampada, le rivela che in casa è tutto tranquillo perché lei, Talla, ha controllato ogni singola stanza, e ha scoperto cosa sono tutti i puntini luminosi che la animano di notte.

L’albo si chiude con una efficace e lampante spiegazione grafica: la piantina della casa che, oltre a riproporre il percorso di Talla, permette al lettore di scoprire da dove vengono le misteriose luci di diverso colore incontrate nello spazio domestico: lo schermo del pc, la spia della lavatrice e quella del lettore dvd, la lucina di accensione della caldaia ecc.

piantina di piccolo buio

Quello di ripercorrere con il suo dito sul libro il percorso intrapreso da Talla è un gioco cui Lucia non rinuncia mai, neppure ora che è capace di leggere in autonomia la storia.

Avete mai pensato di andare alla scoperta della vostra casa di notte con i vostri bambini?

E’ una bella idea e vi invito a fare come noi che, una sera, dopo aver letto il racconto, abbiamo percorso casa quasi al buio alla ricerca delle nostre lucine colorate: abbiamo scoperto che oltre ad essere popolata di luci, la nostra casa lo è anche di rumori… lavatrice, asciugatrice o lavastoviglie sono spesso in funzione la sera e di notte.

Sapete che da questo racconto è stato tratto anche uno spettacolo teatrale???

Trailer dello spettacolo teatrale Piccolo Buio, di Cristina Petit

Vincere le proprie paure, è un tema caro all’autrice che lo scorso anno ha pubblicato il libro La prova, edito da Bacchilega Junior. Lucia ha portato a scuola questo libriccino in occasione dell’uscita programmata con la vigilessa per la lezione di educazione stradale, “perché mamma, farò un figurone!” mi ha detto tutta orgogliosa!

Vi sfugge il nesso? Allora date un’occhiata alla bella presentazione che ne ha dato Francesca qui su MilkbooK!

Chissà se oggi incontrerò il lupo?

Un altro bellissimo albo di Cristina Petit è lo spassoso Chissà se oggi incontrerò il lupo?, edito da Valentina Edizioni, che riscrive sotto un altro punto di vista la fiaba di Cappuccetto Rosso. Un libro davvero particolare, che gioca tutto su una serie di domande e risposte che esprimono altrettanti desideri che la bambina esprime durante l’attraversata del bosco, e che ribaltano di 180° l’immagine del lupo: le sue qualità negative e spaventose diventano positive, lodevoli e meritevoli di riconoscimento.

chissa se incontrero il lupo

Il lupo, infatti, sicuramente è gentile nell’interessarsi alla bambina, a consigliarla sulla strada più breve da percorrere, grazie alla sue orecchie grandi è un bravo ascoltatore, le sue zampe sapranno regalare morbidi abbracci, il suo grosso naso saprà apprezzare di certo il profumo di un bel mazzo di fiori di campo ecc…

Anche dal punto di vista grafico, nel corso della storia il lupo subisce una visibile trasformazione: da feroce e pronto a sbranare chiunque si imbatta nel suo cammino, pagina dopo pagina perde ogni tratto di aggressività, la bocca diventa quella di un “semplice” cagnolino, con le orecchie spinte all’indietro, le zampe traballanti e lo sguardo sempre più sorpreso, via via stordito, confuso e alla fine commosso.

il lupo dai denti aguzzi

L’autrice ha utilizzato solo tre colori: il nero, il bianco e il rosso scarlatto; è stata bravissima a mescolarli, alternarli o sfumarli per assecondare lo stato d’animo dei due protagonisti conferendo all’intera storia un impianto di leggerezza e allegria.

Questo libro è un invito a non fermarsi alle apparenze, un invito ad una letteratura oltre gli stereotipi, e offre molti spunti per avviare dei laboratori di approfondimento sulla paura, sulla percezione del sé e degli altri sia con i bambini che con i genitori, nonni, zii, insegnanti, educatori.

Chiedilo alla mamma, chiedilo al papà

Ho avuto il piacere di incontrare Cristina Petit dal vivo l’estate scorsa al mare a Cesenatico, durante il Festival di letteratura per bambini e ragazzi “Parole al Cartoccio”. Cristina è vulcanica, coinvolgente, brillante, ascoltarla leggere ai bambini è stata un’esperienza meravigliosa, una vera iniezione di energia e di allegria. Di tutte le letture che ha proposto quel pomeriggio, mi ha colpito la presentazione di Chiedilo alla mamma, chiedilo al papà, scritto da lei, illustrato da AntonGionata Ferrari, edito da Valentina Edizioni.

bimbo sul letto

È stato un vero spasso. In breve, la storia: in un pomeriggio di pioggia, i genitori del piccolo Martino decidono di occuparsi ciascuno di questioni proprie e lui, per allontanare lo spauracchio della noia, inizia a formulare una serie di richieste palesemente bizzarre prima ad un genitore, poi all’altro, senza ricevere mai da entrambi un chiaro assenso o dissenso. Travestirsi da Zorro nudo solo con la mascherina e la spada, colorare le piastrelle del bagno, lavare il cane e radergli il pelo con il rasoio del babbo sono alcuni esempi di questa simpaticissima escalation di situazioni assurde che sicuramente nella realtà nessun bambino si sognerebbe di fare.

chiedilo alla mamma chiedilo al papa

Eppure, la prima volta che ho letto questa storia a Lucia ho avuto un tono incerto a causa di una piccola sensazione di disagio che mi bloccava (forse perché la morale del racconto colpisce sia i genitori che i bambini???!!). Dopo l’incontro con Cristina ho rotto gli indugi, sono andata in scioltezza, trasportata dalla comicità delle immagini, ho insistito sulle parole scritte più marcatamente e vi assicuro che la differenza di reazione c’è stata eccome: mia figlia aveva due occhi luccicanti di allegria e mi saltellava attorno come una cavalletta, sapendo bene che tutta la storia era pura fantasia!

il bimbo sulla tenda

La struttura a catena è la chiave di forza dell’intera storia, ogni richiesta nuova si lega alle precedenti in una sorta di palla di neve che si autoalimenta e si ingigantisce sempre più, lasciando letteralmente senza fiato chi legge. Martino assomiglia ad un putto paffutello, con lo sguardo da birbante già nella copertina del libro, dove lancia al lettore un’occhiata che “è tutto un programma”.
Questo albo, se si vuole affrontare in modo simpatico il tema di dare e avere regole chiare da far rispettare e da rispettare, in casa, a scuola, nello spogliatoio di un ambiente sportivo, può offrire degli spunti utili. L’autrice ha mandato un messaggio forte e chiaro a tutti gli attori del mondo dell’infanzia: ciascuno deve fare la sua parte e non tirarsi indietro.

Ci sono bambini e bambine

Tornando a quell’ormai lontano 4 febbraio, ancora non sapevo che Cristina Petit non sarebbe stata semplicemente un’autrice di passaggio tra gli scaffali della mia libreria. Ho incontrato una persona fantastica, profondamente sensibile, che con la voce dei suoi libri mi parla come un’amica che siede accanto a me intercettando, pizzicando e rivelando emozioni e sensazioni che reclamano attenzione.

bambine

E’ una relazione profonda, suggestiva, dove le parole scritte fanno palpitare il cuore, commuovere gli occhi e indagare la mente. Un esempio? Il libro Ci sono bambini e bambine, edito da Valentina Edizioni, che si presenta come un album di figurine, con la buffa e delicata copertina che raffigura tanti bottoni colorati diversi per grandezza e colore, un bambino dal largo sorriso sincero con le braccia alzate che è un vero inno alla gioia su uno sfondo celeste di carta velina.

All’interno le pagine sono realizzate con la tecnica del collage dove vengono sapientemente mescolati stoffe, cartoncini, nastri, spille, cerotti, cartine geografiche, fotografie e dove vengono proposte scenette che raffigurano tanti tipi di bambini, catalogati, incasellati, nei loro tratti caratteristici. Tutto questo “perché ai grandi piace separare, ordinare per capire meglio” ma… “ogni bambino ha la sua musica dentro e troverà il modo di accordarla con il mondo non importa quale strada prenderà per diventare grande”.

spartito

Un libro che sfoglio insieme a Lucia come se fosse l’album fotografico delle ultime vacanze, a lei piace moltissimo riconoscersi e riconoscere gli altri bambini, a volte restiamo semplicemente in silenzio, a volte ci soffermiamo sulle situazioni proposte e io le dico “ti ricordi quella volta…” oppure “quando sei in compagnia della tua cuginetta mi sembrate proprio due trottole argento vivo”.

Quest’anno ha iniziato la scuola primaria: una nuova classe, alcuni compagni ritrovati dall’asilo, altri nuovi. Durante i primi giorni non raccontava nulla di quanto successo in mattinata, appena rientrava a casa aveva solo voglia di giocare e buttarsi tutto alle spalle. Trascorsa una settimana, una sera ho ripreso in mano questo albo da sola, chiedendomi se qualcuno dei suoi compagni assomigliasse a questi bambini. Lei mi ha raggiunta, si è accoccolata tra le mie braccia e abbiamo continuato a sfogliare insieme. Poi ha iniziato a parlarmi della sua nuova scuola, dei compagni, della maestra. E’ stata una serata di emozionanti confidenze, in cui ho pensato a come è cresciuta in questi sei anni, a come diventerà nei prossimi! Considero questo libro un’occasione per riflettere sul ruolo di educatore che ho ma anche a quello di spettatore perché rispettare i tempi dei bambini significa anche che noi genitori dobbiamo imparare a restare in panchina, guardarli nella loro partita con la vita senza intervenire sempre.

Un consiglio: provate a regalarlo alle vostre amiche in dolce attesa al posto dei soliti banali manuali, vi ringrazieranno perché spalanca gli occhi sull’abitudine frettolosa che abbiamo noi grandi di inquadrare i bambini e ce li restituisce nella loro ingenuità, nel loro splendido unico modo di essere bambini e vivere l’infanzia con un misto di magia, attesa e incanto.

Cosa c’è dentro la scatola?

E di magia, attesa, incanto e gioco parla anche uno degli ultimi lavori di Cristina Petit, edito sempre da Valentina Edizioni: Cosa c’è dentro la scatola? Tre amici trovano una scatola chiusa al parco dove di solito si ritrovano per giocare e subito iniziano a fare congetture molto fantasiose su cosa possa contenere: un’altalena nuova, un’insegna o un cartello, un regalo per qualcuno.

cosa c-e dentro la scatola

Iniziano a bisticciare tra loro perché ciascuno ritiene l’idea dell’altro poco interessante e, come capita ai grandi, si passa a discorsi più generalisti che contrappongono i maschi alle femmine, le dinamiche del loro essere amici, le loro esperienze di gioco.

Quando giunge il quarto bambino questi non si mostra affatto interessato al contenuto della scatola, e non ha voglia di lasciarsi trascinare nel litigio. Al contrario, propone di giocare al gioco più coinvolgente di sempre, nascondino, respirando a pieni polmoni l’aria fresca della primavera, e lasciandosi baciare dai raggi del sole perché stare insieme e giocare è l’unica cosa veramente importante.

Volo via

Infine, un ultimo libro di Cristina Petit che mi sento di consigliare è Volo via, edito anche in questo caso da Valentina Edizioni. L’esca che ha catturato me è stata la dedica scritta da Cristina: “a tutte le mamme sempre di fretta, perché non abbiano mai sensi di colpa. A Talla, Chicco e Tommi perché senza di loro non andrei di fretta e mi divertirei molto meno”.

volo via

Sicuramente anche a voi sarà capitato di dibattervi tra il tempo per i vostri figli e quello per tutto il resto. Leggere con Lucia del volo fantastico che compie Carolina, la protagonista del racconto, e le sue osservazioni sull’essere madre al di fuori dalla porta di casa, non solo per quel che riguarda la specie umana, è stato per me come ricevere una amorevole pacca sulla spalla che significa “stai lavorando bene, resta su questa strada”.
Baudelaire sosteneva che tra il romanziere e i suoi lettori ci deve essere complicità e che questa complicità deve essere attivata prima ancora che inizi la vera lettura del testo: ecco, spero di aver contribuito, con questo lungo post, al nascere di nuove complicità.

I libri di Cristina Petit sono acquistabili ai link seguenti:

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