Il cappello di Topolina: un libro sulla generosità e sull’ottimismo

Il silent book restato nei cassetti di Bohem Press per sei anni e ritirato fuori per lanciare un messaggio di ottimismo e generosità

di Alessandra Testa

Lo confesso subito, ci ho messo tanto tempo prima di cominciare a scrivere di questo libro. Amo molto i silent book, gli albi illustrati senza parole, ma ho sempre timore a parlarne visto che conosco bene – ce l’ho avuta anche io – la difficoltà dei genitori a proporre un libro di sole immagini ai propri figli. Leggere un libro senza parole significa, infatti, metterci del proprio, andare oltre la mera mimica o spiegazione di un testo già scritto e spogliarsi dall’imbarazzo di cadere sul terreno scivoloso di non avere in mano le redini del gioco.

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È successo così che Il cappello di Topolina di Eric Battut (Bohem Press) è rimasto sotto il mio naso per mesi. Me lo portavo in giro per la casa, lo leggevo a più riprese e in diversi momenti della giornata in attesa di un’ispirazione e poi lo riponevo, sempre e naturalmente in luoghi diversi. Eppure, quando lo avevo scovato in mezzo ad altri libri per bambini, forse per il suo tratto pulito e lo sfondo bianco, avevo immediatamente pensato che sarebbe stata una lettura piana e lineare.
Ovviamente, mi sbagliavo.

Il cappello di Topolina

di Eric Battut, Bohem Press, 2016
Consigliato dai 2 anni in su

copertina de Il cappello di Topolina

Avevo addosso troppe sovrastrutture, troppe parole e, forse, anche un po’ troppi silent book impegnati sul groppone. Per entrare dentro a Il cappello di Topolina, che poi ho scoperto adattarsi alla testa e alle dimensioni di chiunque, mi serviva un po’ più di silenzio. E, soprattutto, di ingenuo stupore.

Così sono tornata indietro nel tempo a quando avevo qualche anno in meno. Topolina mi ha ricordato le mie nonne che si vestivano per i giorni di festa: mani e unghie curate, rossetto, vestito lindo e ben stirato. Il cappello lo mettevano raramente, ma quell’aria vanitosa e l’entusiasmo di uscire anche per fare solo una passeggiata ce l’avevano eccome.

Se solo glielo avessi chiesto, entrambe sarebbero state felici di farmi indossare quel copricapo con tanto di fiore vezzoso. Proprio come fa Topolina con chi glielo domanda. E come continuano a fare gli altri personaggi della storia, cedendo il cappello pagina dopo pagina.

Topolina indossa il suo cappello

La verde lumaca dal sorriso smanioso quel cappello se lo infila fin sulle antenne; il superbo gallo del pollaio si adagia il fiore ben in vista sulla fronte; il gatto ha lo sguardo soddisfatto e la postura elegante.

topolina e la lumaca

il gatto con il cappello

Ognuno degli animali, seppur orgoglioso di indossare quel cappello originale, compie un gesto generoso lasciandolo a chi si presenta dopo di sé. Tutti desiderano il copricapo che fu di Topolina e tutti lo ottengono. Non esiste rifiuto! E’ possibile accontentare persino un lupo dal fare aggressivo.

Sarà contagioso tutto questo ottimismo? Pare proprio di sì: il lupo accuccia le orecchie come volesse scodinzolare e fare amicizia con l’orso enorme che sta per arrivare.
Ma che bel cappello, ha la tesa ben larga, c’è addirittura un alce che lo vorrebbe!

l'elefante e l'alce col cappello

Ohilà, è giunto un elefante! Persino lui, con quelle orecchie enormi, se lo riesce a infilare per pavoneggiarsi un po’. Ora il cappello è davvero irriconoscibile e Topolina, che ritorna finalmente sulla scena dopo tutti questi cambi di proprietario, non potrà certo utilizzarlo come una volta…
Ma anche così grande può sempre servire! E, infatti, dopo le lacrime, l’idea! La capacità di Topolina di trasformare quell’aggeggio enorme in qualcosa di sorprendente. Una casa accogliente pronta, chissà, ad aprire le porte a un mare di gente.

il cappello di Topolino diventa una casa

Cari lettori, siam giunti al finale.

Come spero di avervi trasmesso, questa è stata la mia personalissima interpretazione.

Ma statene certi, Il cappello di Topolina, piccolo libro formato mignon, 16 per 16 centimetri, seppur con un messaggio ben chiaro, ne ha molte altre. Come tutti i silent, si presta infatti a infinite letture.

Ai lettori, tutti diversi, non serve saper leggere e scrivere, né tanto meno parlar la stessa lingua dell’autore. A loro è lasciata, finalmente, la libertà di immaginare.

A confermarcelo è la stessa editrice, Joanna Dillner, anima entusiasta di Bohem Press Italia.

«Eric Battut è un grande disegnatore, le sue storie sono universali – racconta – Mi manda i suoi progetti all’antica, come si faceva una volta, chiusi in busta. Era il 2010 quando mi mandò Il cappello di Topolina; un testo accompagnava le immagini che si sviluppavano in orizzontale».

«La storia mi piacque subito, tanto che ne acquistai i diritti in anticipo, ma – ricorda – ad Eric dissi: “Il testo non serve, è un pleonasmo”». Battut ne fu contento perché, «illustratore puro, crea anche i testi solo per non snaturare la natura della sua idea originaria, ma scrivere non lo sente proprio il suo mestiere», svela Dillner.

Con questo albo il francese Battut – che ha ricevuto riconoscimenti come il Figure Future alla Fiera del Libro di Montreuil nel 1997 e il Premio Andersen nel 2002 – è stato di fatto un anticipatore di quella che sarebbe poi diventata la grande “moda” dei silent book. Un piccolo segreto che Dillmer finora ha tenuto con orgoglio tutto per sé, dal momento che quel primo gioiello senza parole lo ha conservato nel cassetto ben sei anni. Molto saggia la motivazione. «Il mercato non era ancora pronto per gli albi senza parole, erano considerati come manchevoli di qualcosa e, quindi, decisi di aspettare». Non troppo, però, perché quello del cappello di Topolina era «un messaggio di ottimismo e generosità» che, prima o poi, si doveva lanciare.

Un messaggio silenzioso, forse per questo ancora più importante, arrivato finalmente nell’estate dello scorso anno.

RISPARMI 1,47 €
Il cappello di Topolina
  • Éric Battut
  • Bohem Press Italia
  • Edizione n. 1 (09/06/2016)
  • Copertina rigida: 32 pagine

 

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