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Un libro di poesie scritto dai bambini

Il libro che sottopongo alla vostra attenzione oggi si intitola Io potrei essere tutto ed è un’opera collettiva, che potrebbe avere in copertina la dicitura AA.VV. (Autori Vari). Dietro la sua nascita ci sono infatti tante mani, ma soprattutto tante teste e tanti cuori, quelli dei bambini delle classi terze della scuola Primaria di Carimate a Montesolaro, in provincia di Como.

cover di Io potrei essere tutto

Nel corso dell’anno questi bambini hanno scritto poesie e alcune di queste poesie, quelle che loro stessi hanno ritenuto più significative, sono diventate un libro. Un libro vero, accuratamente impaginato, rilegato e stampato.

Un libro che alcuni mesi fa è stato immaginato e fortissimamente desiderato dalla loro maestra, Antonella Capetti. Una maestra innamorata della poesia e della letteratura per l’infanzia. Una maestra che insegna la grammatica e l’ortografia attraverso l’opera dei più grandi autori di libri per bambini e ragazzi, classici e contemporanei. Una maestra che ogni giorno inventa formule e attività didattiche di valore che ruotano intorno alle storie, alle poesie, alle illustrazioni più suggestive del panorama editoriale italiano e internazionale.

Per conoscere meglio le mille e più attività in cui è impegnata Antonella, e le risorse che condivide con generosità, vi segnalo:

Seguo il lavoro di Antonella da svariati mesi, l’ho incontrata di persona alla Bologna Children’s Bookfair e appena sono venuta a conoscenza della pubblicazione di “Io potrei essere tutto”, realizzato dai suoi bambini, la curiosità di sapere i particolari di questo volume mi ha assalita. Così l’ho contattata all’istante e lei è stata un fulmine a rispondere alle mie domande.

“Io potrei essere tutto”, intervista ad Antonella Capetti

Puoi spiegarci la natura e la struttura di questo volume?

Il libro è strutturato in 8 capitoli, tanti sono stati i “temi” su cui abbiamo poeticamente scritto fino al momento della scelta, da parte dei bambini, delle poesie da inserire nel libro, e cioè intorno a fine marzo (tutto il lavoro poetico fatto in seguito, per cause di forza maggiore non ha potuto essere inserito nel volume).
Il primo capitolo, “Se fossi albero”, prende spunto da una poesia di Giusi Quarenghi, contenuta in E sulle case il cielo, Topipittori, che i bambini hanno rielaborato per partecipare ad un concorso locale su questo tema.
“Silenzio” e “Parole” sono invece il frutto di una serie di attività e riflessioni realizzate sulla base del progetto annuale di educazione alla bellezza: in classe abbiamo lavorato molto sulla bellezza delle parole e del silenzio, introducendo anche i concetti di similitudine e metafora.
“Fare un errore” e “Il mio gioco preferito prima di dormire” di Silvia Vecchini, tratte da Poesie della notte, del giorno, di ogni cosa intorno, così come “Quando i fratelli”, di Davide Rondoni e “Voglio bene a te” di Giusi Quarenghi (op.cit.) sono state prodotte, e in seguito rielaborate, durante un laboratorio condotto dalla stessa Silvia a scuola.
Per finire, “Sono” è la riscrittura individuale in poesia, attraverso le metafore, del gioco del Se fossi…
Ho quindi chiesto ad ogni bambino di scegliere, tra tutte le poesie scritte in corso d’anno, le due preferite. Questo è stato, in assoluta libertà, il contributo di ognuno al volume.

Introduzione del libro

Com’è nata e si è sviluppata l’idea di raccogliere in un libro le poesie dei bambini? Ed è stata accolta favorevolmente dai genitori?

Credo che l’idea del libro sia nata durante il laboratorio con Silvia: vedere i bambini così a proprio agio con la parola scritta, liberi e sicuri nell’espressione di sé e dei propri sentimenti, mi ha spinto a pensare che sarebbe stato bello concretizzare il percorso in un libro vero. I genitori, come accade spesso, ci hanno fatto sentire subito il loro sostegno. Il libro è stato finanziato attraverso l’acquisto di un buon numero di copie da parte delle famiglie. Bisogna altresì rendere merito al tipografo, che ha fatto, a mio parere, un bellissimo lavoro ad un prezzo più che onesto.

Io potrei essere tutto interno

Come fai entrare la poesia nella vita scolastica dei tuoi alunni?

La poesia fa parte delle nostre giornate, della nostra quotidianità, fin dai primi giorni di scuola della prima: all’inizio attraverso brevi poesie e filastrocche (su tutti, Scialoja, Munari e Tognolini), poi con le poesie, in particolare tratte da In mezzo alla fiaba di Silvia Vecchini, Topipittori, che ci hanno accompagnato a lungo tra la seconda e la terza (a tutt’oggi, Un desiderio / è un pesciolino tra le onde è il secondo post più letto del blog, con quasi 6000 visualizzazioni).

Mi piace molto utilizzare il linguaggio poetico per lavorare, oltre che sulla produzione testuale, anche sull’ortografia, la grammatica e la sintassi. Non mi piace, invece, la poesia a tema (Natale, Pasqua…), stagionale, o relegata ad un capitolo del libro di testo, da affrontare separatamente e da svolgere come un obbligo scolastico.

interni del libro

Quali sono i tuoi autori/poeti di riferimento? E com’è entrata nella TUA vita, la poesia?

Le mie autrici di riferimento, forse non a caso, sono donne: Giusi Quarenghi, Silvia Vecchini, Chiara Carminati (di cui ritengo imperdibile il saggio Perlaparola, che consiglio a chiunque voglia avvicinarsi in modo diverso alla poesia come linguaggio privilegiato, o quantomeno naturale, nella scuola), Chandra Livia Candiani, Mariangela Gualtieri.

Nella mia vita la poesia è entrata tardi, ma non troppo tardi: l’ho amata da mamma, prima ancora che da insegnante. E ho scoperto che poteva diventare un linguaggio privilegiato, intimo e sincero, anche e soprattutto per quei bambini che, in altri ambiti, trovano difficoltà, magari grandi, ad utilizzare il linguaggio scritto.

Che tipo di esercizio è stato, per i bambini, produrre poesie nel corso dell’anno?

Fare poesia è diventato per loro la possibilità, credo, di esprimersi senza il timore del giudizio. La produzione poetica non è valutata, perché non è valutabile. L’unico intervento concesso all’adulto è la correzione ortografica in fase di revisione (non mi permetto neppure di suggerire modifiche sintattiche, non lo ritengo rispettoso nei confronti dell’intimità di ognuno). Mi sembra di poter dire che, quando propongo di scrivere poesia, i bambini sentano, forte, la libertà.

io potrei essere tutto pagine interne

Puoi dire che i “tuoi” bambini amano la poesia? Qual è la tua esperienza in merito?

Non posso, e non voglio, parlare a nome loro. Ma credo che considerino il linguaggio poetico uno strumento di espressione “normale” come la lingua parlata, il testo scritto, la musica o il disegno. E questa naturalezza mi sembra il segnale più significativo di questa prima parte di cammino fatto insieme.

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Perché, secondo te, è importante che i bambini entrino in contatto con la poesia sin da piccoli?

Credo che la poesia offra grandi ed efficaci strumenti per comunicare col mondo, ma prima ancora per conoscere profondamente se stessi. Mia figlia ha imparato a parlare con ciccì coccò, di Munari, Corraini. Mentre le davo le prime pappe, le leggevo i brevissimi versi che accompagnano ogni fotografia in bianco e nero. Lei completava i versi, e intanto imparava a memoria le sue prime poesie. La poesia può creare un linguaggio nuovo, privilegiato e, se lo vogliamo, condiviso.

Qual è stata la reazione dei bambini di fronte a questo loro volume pubblicato?

Credo siano rimasti stupiti dall’accuratezza della realizzazione. Il cartoncino usato per la copertina, l’accuratezza della stampa, il carattere e il colore del titolo: avevano tra le mani un libro “vero”, non una pallida imitazione.

Il volume può essere di ispirazione per tanti altri colleghi e genitori. È possibile fare richiesta di una copia?

Il libro è un’autoproduzione, e quindi non è in vendita. Sto però pensando di chiedere al tipografo di ristamparne alcune copie per chi fosse interessato.

Anche se immagino che sia difficile scegliere, mi piacerebbe concludere l’intervista con una poesia che ti ha particolarmente colpita…

Faccio molta fatica a sceglierne una sola, perché ogni poesia è legata a un viso, a un’espressione, in alcuni casi alla fatica, in molti alla totale messa a nudo di se stessi. Quelle che mi disarmano maggiormente sono quelle in cui riconosco totalmente chi le ha scritte, come se quei versi fossero tatuati sulla loro pelle. Oppure, al contrario, quelle che mi svelano lati segreti e ben celati, che non avrei neppure lontanamente immaginato.

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