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Il diritto di cambiare idea e ridisegnare il proprio futuro

Floyd, quindicenne prodigio del tennis, sin da piccolo pratica questo sport ad alti livelli, partecipa a gare, vince tornei, si dedica indefessamente e con convinzione all’attività nella quale eccelle e che promette per lui una carriera di successo.

Ad accompagnarlo nell’impegnativa e ambiziosa sfida i suoi genitori, la cui quotidianità ruota interamente intorno alla pratica agonistica del figlio: il papà, ex giocatore, è il suo allenatore/motivatore e, con la moglie, sono i proprietari di una ditta di costruzione di campi da tennis.

Una vita che scorre su binari precisi e che sembra soddisfare ampiamente i componenti della famiglia. Accade però qualcosa che spezza l’equilibrio. Durante una competizione di livello nazionale, Floyd ha un’apparizione che lo turba e lo costringe a lasciare l’incontro. Un misterioso ragazzo di nome Mike, con un lungo soprabito nero, gli appare sul campo come una visione e gli suggerisce di andare con lui a fare una passeggiata. Il fatto sorprendente è che solo Floyd riesce a vederlo e a sentirlo, per tutti gli altri è invisibile.

Floyd, stranito e incerto, prende a frequentare assiduamente lo studio di un bravo psicologo, il dottor Pinner, al quale confida tutto e dal quale riceve rassicurazioni, conforto e una indicazione di come interpretare la presenza di Mike e il ruolo che riveste nella sua vita.

Mike tornerà diverse altre volte al cospetto del ragazzo, con la sua aria enigmatica e i suoi suggerimenti non richiesti. E via via in momenti clou della sua crescita, come a indicare la strada o ad annunciare un pericolo imminente.

Nel frattempo, tutte le certezze di Floyd vengono messe in discussione… le sue priorità, le aspettative che gli altri hanno su di lui, la dedizione della famiglia che, d’altro canto, lo costringe a portare un peso sulle spalle.

Il tennis è davvero il suo futuro? Diventare un campione e coltivare il suo innato talento è quello che lo rende realmente felice? E i suoi genitori saranno capaci di accettare un suo eventuale cambio di programma? Chi è Mike? Cosa sta cercando di fargli capire?

Tutte questioni aperte, che si scioglieranno poco a poco con lo sviluppo della storia. E che pungoleranno il lettore in modo molto personale, perché trovare la propria strada non è mai affare semplice o scontato. Anche se si ha una dote unica e tutto sembra remare in una direzione.

Mike, di Andrew Norris

A colpirmi molto di questo romanzo è stata la scrittura di Norriss, fluida e quasi neutrale. Come se i fatti, pur se incredibili, avessero sempre una loro logica e ragione d’essere. Floyd incassa le giravolte della vita con una certa nonchalance, senza scomporsi più di tanto. E le sue abitudini, in effetti, si trasformano, mutano, si modificano radicalmente negli anni, dando l’idea che ogni cosa si possa affrontare, mantenendosi saldi, onesti, attenti ai segnali che arrivano da fuori ma anche dal proprio sé. 

È un atteggiamento rassicurante, e fa pensare che ognuno di noi abbia la possibilità di scegliere veramente qual è il proprio posto nel mondo. Senza  abbandonarsi a puerili colpi di testa o ingenui slanci emotivi, ma tenendo in profonda considerazione i propri sentimenti e con doveroso rispetto e assoluta limpidezza nei confronti di chi ci vuole bene.

Bellissima e confortante la figura dello psicologo, altrettanto luminosa quella dei genitori che, nonostante la delusione cocente, mai voltano le spalle al figlio.

Un libro con una bella metafora di fondo, un messaggio aperto di speranza e, in mezzo, tanta vita vera.

Mike

dello scrittore scozzese Andrew Norriss, pubblicato in Italia da Uovonero, con la traduzione di Sante Bandirali. Età di lettura consigliata: dagli 11 anni

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