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Pop-App. Scienza, arte e gioco nella storia dei libri animati dalla carta alle app

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Se siete appassionati di libri per l’infanzia, di interattività e di antichi palazzi dai soffitti affrescati, la mostra Pop-App Scienza, arte e gioco nella storia dei libri animati dalla carta alle app – organizzata dalla Fondazione Tancredi di Barolo e dal MUSLI (Museo della Scuola e del libro per l’Infanzia) e allestita in quattro sale di Palazzo Barolo a Torino – è una fermata irrinunciabile di bellezza e di svago.

La mostra regala una gaia immersione nel mare antico degli inchiostri di libri rari dell’Ottocento e del Novecento, provenienti in parte dall’Archivio della Fondazione, in parte da collezioni private.

Il percorso è adatto anche ai bambini in età prescolare e presenta, chiusi in teche, duecentocinquanta giochi e un estratto delle più eleganti e preziose pubblicazioni italiane, francesi e inglesi.

Due Mostre, a Roma e a Torino, aperte fino al 30 giugno

La mostra torinese va a braccetto con quella inaugurata contemporaneamente a Roma presso l’Istituto Centrale per la Grafica, che si è invece concentrata sull’utilizzo della tecnologia interattiva cartacea allo scopo di divulgare la scienza. A Roma sono esposti trattati antichi di medicina, astrologia, astronomia, geometria e architettura con dispositivi meccanici come volvelle (dischi rotanti su perno) e flap (lembi o alette di carta pieghevoli).

Diversamente la mostra a Torino si focalizza sull’universo delle immagini e delle storie rivolte all’infanzia per analizzare, insieme al visitatore, quanto la radice della creatività interattiva trovasse ampio spazio nelle pubblicazioni cartacee già dalla prima metà dell’Ottocento, con la tecnologia cartotecnica disponibile in quel momento (tagli, pieghe, chiodini, linguette, tiranti…) e – aggiungo – come oggi, quella stessa tensione narrativa verso il movimento, trovi invece un suo spazio naturale sui nuovi supporti (ipad, tablet, smartphone…)

Fortunato chi potrà spingersi a visitarle entrambe, io qui segnalo qualche perla dell’esposizione torinese.

L’esposizione al MUSLI di Torino

È del 1810 il libro che per la prima volta tende a trasformarsi in un gioco, diventando uno dei più famosi libri animati inglesi, The History of Little Fanny (ancora oggi in voga in tante differenti versioni, non tutte di gusto) così come sono del 1819 i quattro volumetti dedicati alle favole di La Fontaine pubblicati a Parigi, costruiti con fondali di ambienti e paesaggi con tagli per l’inserimento di figurine ritagliate che danno vita alla scena.

The History of little Fanny al Musli di Torino
The History of Little Fanny

Le pubblicazioni più attraenti per l’evidente analogia con il pre-cinema sono state create dal tedesco Lothar Meggendorfer (1847- 1925) che rese possibile, tramite l’azionamento di un unico tirante in cartone, l’effetto di un movimento fluido grazie a sistemi di leveraggi (nella parte interna della pagina).

Non permettendo l’azione diretta sull’opera, ma volendo far apprezzare il genio creativo di Meggendorfer, la mostra ha previsto una consolle con due schermi interattivi che simulano il movimento del libro e offrono la visione degli strati sottostanti per la comprensione delle meccaniche di base interne.

Possiamo così apprezzare la scena delle tavole del pescatore interattivo (e del violinista) dal libro Sempre allegri bambini! Otto quadri mobili tutti da ridere (Milano, Hoepli 1886) in cui il pescatore prima è abbassato e il pesce non è immerso. Poi tirando la linguetta, il busto si solleva e il pesce sale.

Ogni teca porta meraviglia e suggestione. Fra leporelli, teatri d’ombre, libri illustrati di propaganda, testi moraleggianti e leziosi, fra un libro che si apre a giostra e un libro inglese a molla, spicca Guarda si Move! di Pietro Baronio (Milano, Rosenberg & Sellier, 1908).

E ci sono Who’s there? Open the door (Cleveland – New York, the World Publish Company, 1957) di Bruno Munari; Pippo e Cristina (Firenze, Edizioni artistiche Franceschini, 1948), due bambole da vestire meravigliosamente stucchevoli nei loro corredini. C’è il convincente Un bimbo goloso (Milano, Editrice Boschi, 1946 illustrato da Gizeta) che addenta il panino e muove gli occhi.

Who’s there? Open the door di Bruno Munari

E infine, la tavola originale che mi ha dato un brivido, di Hitler pupazzo in versione diavolo per il volume 27 Marionette (Zio Rolli, Mondadori, 1949).

Dopo l’album animato in copia unica colorato a mano con movimenti a leveraggi, ideato e realizzato da Luisella Terzi per Storia di una bambina e di una bambola scritto da Paola Lombroso Carrara (1917), il percorso si conclude con una deliziosa ciliegia sulla torta. Da questo titolo, infatti, è stata realizzata l’app interattiva dagli studenti del Laboratorio di tecnologie dell’istruzione e dell’apprendimento dell’Università di Torino.

Una trasposizione importante ai fini della ricerca di nuove forme interattive e suoni che arricchiscono la storia di Piuccia e ai fini del recupero e della disponibilità attuale di materiali del passato così come per lo sviluppo di progetti digitali nuovi. Di questa app si può godere la storia, l’illustrato e l’interattività direttamente sul tablet alla mostra, oppure la si può leggere con calma anche a casa (o in classe) scaricandola gratuitamente dagli store; è infatti disponibile sia per iOs sia per Android.

È inebriante stare lì, piegati su quelle carte porose, spesse o leggere, opache, con fori e trafori, con lembi di carta che sbucano a sorpresa dai tomi e sembra chiedano solo di essere tirati e poi concludere potendo far muovere una storia antica.

Alla fine del percorso la sensazione del movimento è reale al punto che, alzando improvvisamente lo sguardo sui soffitti, pare che anche i putti dipinti stiano giocando.

La mostra chiude il 30 giugno, il mio consiglio per i lettori di Milkbook è di correre a visitarla.