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I tre piccoli gufi: e se la mamma non tornasse più?

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di Marianna Masullo

I tre piccoli gufi, scritto nel 1992 da Martin Waddell e illustrato da Patrick Benson, è considerato un bestseller nel mondo della letteratura per l’infanzia.

L’autore, l’irlandese dalla lunga carriera Martin Waddell, che nel 2004 è stato premiato con l’Hans Christian Andersen Medal, è particolarmente sensibile alle tematiche connesse alla conquista dell’autonomia e ci ha regalato storie in cui la voglia di diventare grandi si accompagna sempre al bisogno di tenerezza.

Un libro evergreen, in Italia pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 2004, che risulta sempre attuale perché interpreta sentimenti riposti nel cuore di tutti i bimbi di ogni tempo: la paura di perdere la mamma e l’ansia da separazione.

Una storia davvero carismatica, arricchita con immagini che sembrano vere fotografie, vivide e realistiche (i gufetti protagonisti non sono antropomorfizzati), ma pervase da toni poetici e fiabeschi. Sembra quasi di sentire la morbidezza delle candide piume e il delicato fruscio delle ali di mamma gufo, mentre plana fra i rami degli alberi.

I tre piccoli gufi

Martin Waddell, Patrick Benson, trad. Maria Vago, Mondadori, 2013
Età di lettura suggerita: la casa editrice indica dai 3 anni, secondo noi anche dai 2.

copertina de I tre piccoli gufi

Mi sono imbattuta in questo libro per caso, mentre curiosavo tra gli scaffali della libreria che frequento quando devo acquistare un libro per Lorenzo, il mio bimbo di due anni. Pensavo di aver azzardato, per via dei colori molto scuri e cupi delle illustrazioni… invece è stato un successo. Ha seguito la vicenda con grande attenzione e ha sorriso per il lieto fine. Quando è arrivato il papà, gli è corso incontro e gli ha chiesto: Me lo leggi papà? – Poi ha aggiunto: Mamma torna a casa!

Una trama che fa vibrare corde profonde

La storia è semplice, breve e coinvolgente dal punto di vista emotivo.

Pensare molto è prerogativa dei gufi, lo sapevate già? Tutti i gufi pensano molto, anche i fratellini Sara, Bruno e Tobia.

I tre piccoli gufi si ritrovano d’improvviso – e nel bel mezzo della notte – nel nido senza la loro mamma. Dove sarà andata? I maggiori, Sara e Bruno, cercano di non farsi sopraffare dalla paura.

i tre gufi non vedono la mamma
Il racconto si snoda intorno al dialogo fra i tre gufetti che affrontano la situazione con atteggiamenti diversi. Sara, la più grande, prende subito la parola (come tutte le femminucce d’altronde), mantiene il sangue freddo e prova a dare spiegazioni logiche alla scomparsa della mamma. Lei è, fra i tre, quella con l’approccio più razionale e speranzoso.

Bruno gestisce la sua ansia affidandosi ai pensieri della sorella e rinforzandoli.

Il gufetto Tobia, invece, non riesce a fare ipotesi, è sopraffatto dalle emozioni e quando parla sa esprimere solo il suo sentimento dominante: “Voglio la mamma!”.

Il dialogo fra i gufetti, in fondo, è il confronto fra le principali risposte interiori che ognuno di noi dà nei momenti di panico: risposta razionale e risposta emotiva, reazione di fiducia e reazione di insicurezza.

mamma gufa e i tre gufetti

Un racconto sulla paura e sulla solidarietà tra fratelli

Il racconto prosegue in un crescendo di tensione accentuato dai colori scuri della notte. Anche l’ottimista Sara, dopo un bel po’ d’attesa, a un certo punto cede al terrore e pensa “Forse la mamma si è persa”, ma nell’abbraccio coi fratelli trova la forza di chiudere gli occhi e aspettare speranzosa.

E’ proprio Sara a proporre ai fratellini di sistemarsi tutti su un unico rametto, ancora più stretti l’uno all’altro, pelle a pelle, piuma a piuma. Questa è la scena che mi ha più profondamente commossa: la vicinanza e la solidarietà fra fratellini.

i tre su un rametto

I tre gufetti capiscono che, stando uniti, possono sopportare meglio la paura: da qui una profonda riflessione sui legami affettivi e fraterni, sul coraggio e sulla speranza. Sara, Bruno e Tobia si addormentano stretti stretti sul ramo e quando la loro mamma torna sanno che ora tutto andrà bene.

Le illustrazioni, ben curate e suggestive, sono accompagnate da un testo incisivo ma asciutto, essenziale: ciò rende il libro equilibrato e alla fine della narrazione si percepisce un senso di rassicurante calore.

Io ho cercato di spiegare a Lorenzo che se la mamma non c’è, tornerà, e che se ci si sente soli, si può fare affidamento a fratelli, nonni e amici. Lui si paragona al piccolo Tobia e durante la lettura continua a ripetere “Voglio la mamma!” 🙂

mamma gufa è tornata

Chissà cosa pensano i nostri bimbi quando li lasciamo al nido, alla scuola dell’infanzia o dai nonni e noi dobbiamo andare al lavoro? Quante ore ci separano dal rivederli? E che percezione avranno delle ore che passano?

Per me è stato un duro colpo riprendere a lavorare dopo il periodo di maternità. Ho lavorato molto su me stessa e, dopo diversi mesi, sia io che Lorenzo siamo riusciti ad “accettare la nostra separazione giornaliera”. All’inizio faceva fatica a comprendere perché lo lasciavo con persone per lui sconosciute… Piangeva molto e io uscivo dal nido con il cuore in gola e in preda allo sconforto.

Ci è voluto tempo per abituarci al nuovo ritmo e ora finalmente lui è più sereno. Alla mattina capita che faccia qualche capriccio ma poi mi saluta sorridendo e corre a giocare dagli amici. Affronta la separazione con più distacco e sicurezza. Anche grazie al mio atteggiamento più fermo ma dolce.

Credo non ci sia genitore al mondo che non si sia posto questa domanda, e credo altresì che non ci sia bimbo al mondo che non abbia provato la paura, il timore di non rivedere la sua mamma o il suo papà.
Non per mettervi ansia, ma è così, la paura fa parte del vivere naturale sia nell’adulto che nel bambino. E allora ben vengano libri come I tre piccoli gufi che, nella sua semplicità, arriva diretto al cuore e alla mente di tutti, grandi e piccini. Donando speranza e infondendo coraggio.

mamma gufa torna dai suoi piccoli

Grazie a questi tre piccoli gufi, Lorenzo ha imparato ad amare la lettura condivisa nel lettone: la sera, dopo che abbiamo cenato, ci sdraiamo sul letto di mamma e papà e iniziamo a leggere le pagine che ormai sappiamo a memoria e ci coccoliamo, scambiandoci gesti affettuosi. Secondo me, anche se non possiamo recuperare il tempo in cui non siamo stati insieme durante la giornata, riunendoci e rilassandoci, riusciamo a prepararci per il sonno notturno in maniera più tranquilla.

Io ve lo consiglio di cuore!

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