Favole o fiabe per bambini?

“Cosa leggi la sera a tua figlia prima di andare a dormire?”, “Ah, lei adora le favole, la sua preferita è Cenerentola“. Oppure, “Mia madre mi raccontava sempre le favole di Cappuccetto Rosso e di Hänsel e Gretel” o ancora, “Le favole più belle sono quelle della Disney!”. Potrei continuare all’infinito con esempi di questo tipo… Vi siete accorti che qualcosa non va?
In tutte queste frasi, e in tantissimi discorsi quotidiani, su internet e sui media tradizionali, il termine “favola” viene usato in maniera scorretta. Al suo posto, dovremmo dire “fiaba“. I due termini vengono spesso usati come sinonimi e si fa tanta tanta confusione.
Allora mi sono detta: perché non provare a fare un po’ di chiarezza?

Il significato delle favole

Cominciamo con le “favole”, termine che va per la maggiore e dall’uso più frequente. Le favole, la cui origine risale all’autore greco Esopo (VI sec. a.C.), sono racconti brevi che descrivono in maniera pungente e ironica i vizi e le virtù degli uomini e terminano con un messaggio morale esplicito della serie: “se agisci male, farai di certo una brutta fine…”.
Spesso i protagonisti delle favole sono animali che incarnano i difetti e le ipocrisie umane: come per esempio la superficialità della cicala, la furbizia della volpe ecc. Non ci sono elementi magici nelle favole, ma comportamenti e atteggiamenti molto reali e diffusi fra il genere umano.
Oltre a quelle di Esopo, sono note le favole dell’autore latino Fedro, vissuto nel I secolo d.C., che rivisitò e tradusse molte delle favole di Esopo; e in tempi più recenti quelle di La Fontaine (XVII secolo). Con le favole, gli autori volevano porre in risalto le debolezze e i vizi delle classi predominanti, criticarne i costumi sociali, cercare di trasmettere insegnamenti morali ai bambini per incidere sulla loro educazione.

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Dalla teoria, passiamo alla pratica. Ecco qualche esempio di favole molto note: La cicala e la formica, La volpe e la cicogna, La volpe e l’uva, La lepre e la tartaruga. Questi titoli non vi dicono nulla? Male! D’altronde se vengono tramandate di generazione in generazione, un motivo ci sarà. O volete essere proprio voi a interrompere la catena?
Vi suggerisco alcune raccolte di favole o edizioni di singole favole particolarmente riuscite. A questo link la recensione di una favola moderna

Il significato delle fiabe

Cappuccetto Rosso, Barbablù, La bella addormentata, Pollicino, Cenerentola, Il gatto con gli stivali ecc. sono invece fiabe. Scommetto che le conoscete tutti. Ma sapete esattamente come sono nate e qual è la loro origine?

 

Le fiabe hanno origine da racconti orali che nascevano dalle esperienze popolari e da avvenimenti considerati soprannaturali e che venivano tramandati di generazione in generazione. Una serie di studiosi col trascorrere degli anni ha cominciato a mettere per iscritto questi racconti, così sono giunti fino a noi.
Le fiabe presentano elementi fantastici, talvolta magici o religiosi, però calati in contesti reali; i suoi protagonisti sono fanciulle, principi e principesse, mostri ed eroi, animali, personaggi buoni e personaggi cattivi alle prese con prove e difficoltà da superare, sfide da affrontare, accadimenti straordinari, terribili tragedie. Le fiabe possiedono significati profondi e stratificati ma non trasmettono nessun insegnamento. I loro messaggi sono universali e sempre attuali, parlano ai bambini col loro stesso linguaggio non realistico e li aiutano a comprendere meglio se stessi e il mondo che li circonda. “Le fiabe pongono il bambino onestamente di fronte ai principali problemi umani: il male è presente come la virtù, tutti gli esseri umani possono agire in modo aggressivo, asociale, egoistico, spinti dall’ira e dall’angoscia. Le fiabe consentono quindi al bambino di entrare in contatto autenticamente con la globalità dei comportamenti umani, ma anche di dare voce alle proprie emozioni sgradevoli”. [ Leggi l’intervista alla pedagogista sulle fiabe classiche ]

Sull’importanza delle fiabe per i bambini a livello conscio e inconscio, vi suggerisco il testo di riferimento di Bruno Bettelheim, Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe

Fra i trascrittori di fiabe più noti della tradizione europea segnaliamo Charles Perrault (attivo nella prima metà del Settecento), i fratelli Grimm (prima metà dell’Ottocento), e i più recenti Italo Calvino e William Butler Yeats. Le famose fiabe di Andersen (Ottocento) non sono trasposizioni di racconti orali, bensì opere originali da lui scritte per rivolgersi ai bambini. Le sue fiabe nascono dai ricordi della sua infanzia, dalla sua fantasia e dalla situazione sociale del suo tempo, proprio come accadde in Italia con Collodi e, in tempi più recenti, con Gianni Rodari.

Le fiabe più note? Sono troppe per citarle tutte! Anche in questo caso vi propongo una selezione (non esaustiva) di fiabe antiche e moderne davvero meritevoli, edizioni suggestive, accurate, originali, preziose per grandi e piccoli.

E infine, due volumi che comprendono sia fiabe che favole.

Ora vi è più chiara la differenza tra fiabe e favole? Quali sono le vostre preferite? E i vostri bambini sono abituati a sentirsi raccontare questo tipo di storie?

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