Insegnare con la letteratura fiabesca: intervista a Rosa Tiziana Bruno

226 Condivisioni

Rosa Tiziana Bruno, sociologa, autrice di libri per ragazzi, membro di ICWA (Italian Children’s Writers Association) da anni conduce laboratori di narrazione nelle scuole italiane e ha potuto sperimentare in prima persona il potere benefico della letteratura su bambini e ragazzi.

In particolare, Rosa Tiziana Bruno promuove le fiabe come strumento di apprendimento dei bambini perché ritiene che siano dei mezzi potentissimi per imparare a riconoscere e gestire le proprie emozioni e sentimenti.

Da pochi giorni ho concluso la lettura del suo saggio dal titolo “Insegnare con la letteratura fiabesca“, pubblicato dal gruppo editoriale Raffaello, in cui si propone di aiutare gli insegnanti a usare le fiabe a scuola, e spinta dalla curiosità di saperne di più, l’ho contattata per rivolgerle alcune domande.

Rosa Tiziana Bruno

Intervista a Rosa Tiziana Bruno

Da quanto tempo studia e promuove le potenzialità didattiche della fiaba? Com’è nato il suo interesse verso la fiaba come strumento per apprendere?

L’idea di utilizzare la letteratura fiabesca nella didattica nasce dalla mia duplice esperienza di sociologa e di autrice per ragazzi. La mia prima ricerca in ambito sociologico riguardava la qualità dei libri di testo scolastici e in quella occasione mi resi conto che l’aspetto narrativo era spesso trascurato e svilito. In seguito, come scrittrice, ho condotto centinaia di laboratori di narrazione nelle scuole di ogni grado, sperimentando concretamente il potere didattico della letteratura. A quel punto è stato del tutto naturale, per me, iniziare a studiare i benefici della lettura a scuola.

La classe è innanzitutto un “sistema sociale”, fatto di relazioni e scambi, dunque per lavorare con bambini e ragazzi occorre prendersi cura della dimensione emozionale. E’ necessario saper capire, accettare, affrontare le emozioni e i sentimenti dei piccoli. Ma come fare?

Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso la mitologia, noi li impariamo attraverso la letteratura. Come spesso ripete Umberto Galimberti “il sentimento non è una dote naturale, ma si acquisisce culturalmente e socialmente” e dunque i sentimenti e la capacità di entrare in relazione non sono innati, vanno educati.

Purtroppo l’educazione emotivo-relazionale ormai sfugge dalle mani delle famiglie e della scuola, noi adulti abbiamo poco tempo e poca calma da dedicare ai piccoli: i genitori sono attanagliati da ritmi frenetici, gli insegnanti sono sommersi da burocrazia e stress. Ma quando la svogliatezza dei ragazzi o gli episodi di bullismo ci spiazzano e ci spaventano, dobbiamo riflettere e comprendere che sono conseguenza dell’analfabetismo emozionale.

Siamo in una situazione di emergenza affettivo-relazionale e questo mi ha spinta a cercare possibili vie di uscita. Sono convinta che non sia più possibile trascurare la didattica emozionale, non possiamo più pensare a una scuola orientata esclusivamente al potenziamento delle abilità intellettive a discapito di quelle emotive. No, perché lo sviluppo intellettivo e l’apprendimento sono fortemente influenzati da emozioni e sentimenti, così come lo sono i rapporti umani. Le emozioni guidano la formulazione del pensiero, riuscire a padroneggiarle è il requisito fondamentale per concentrarsi, per trovare motivazione, per affrontare lo studio.

Ho riflettuto a lungo su quali strumenti utilizzare per insegnare ai piccoli, oggi, a (ri)conoscere e gestire emozioni e sentimenti. Dai miei studi è emerso che la letteratura fiabesca è davvero il più efficace dei mezzi. La fiaba è un sentiero attraverso il quale i ragazzi accedono alla propria personalità in formazione, prendono coscienza dei loro stati emotivi, imparano a riflettere, sviluppano le capacità logiche e il pensiero creativo, apprendono il senso della dignità.

Saggio Insegnare con la letteratura fiabesca
da sinistra, “L’albergo delle fiabe” (di Elio Pecora, Orecchio Acerbo editore), “Le fiabe dei fratelli Grimm” (a cura di Noel Daniel, Taschen), “Insegnare con la letteratura fiabesca” (Rosa Tiziana Bruno, Gruppo Raffaello Editore), “Fiabe italiane” (Italo Calvino, Mondadori)

In che modo consiglia di usare la fiaba a scuola? Potrebbe dare qualche consiglio concreto agli insegnanti che desiderano intraprendere questo percorso?

Il mio suggerimento è di considerare la lettura fiabesca come una vera e propria disciplina scolastica. Le fiabe sono già entrate nelle scuole, ma di fatto quasi sempre rimangono in anticamera e non riescono a penetrare nel cuore delle stanze. Per questo, non possono fornire quel prezioso aiuto di cui sono capaci. Basterebbe un’ora al giorno o anche meno, quando gli alunni sono molto piccoli. Cosa succederebbe se la lettura diventasse costante e quotidiana?

Per capirlo proviamo a scoprire cosa accade alla nostra mente quando leggiamo. Gli studiosi delle neuroscienze spiegano che durante la lettura il cervello si concentra per 500 millisecondi su ogni parola, al fine di recuperare il sapere relativo a quel termine. Un singolo impulso raggiunge la corteccia attivando moltissimi neuroni. Ma non è tutto: in quei millisecondi la parola viene valutata anche sul piano emotivo e l’emozione provata contribuisce a stimolare i processi di comprensione. E’ così che la lettura diventa ginnastica per il cervello.

Infine, le fiabe aiutano il cervello a produrre endorfine che diminuiscono la percezione del dolore e provocano gioia. La gioia dell’apprendere non è un vezzo, è un elemento essenziale, se viene a mancare si potranno ottenere solo risultati transitori e trascurabili.

Dunque consiglio agli insegnanti di praticare la lettura ad alta voce quotidianamente o almeno tre volte a settimana. Questa costanza provocherà cambiamenti inimmaginabili e insegnare diventerà molto più semplice, in tutte le discipline.

Gli studiosi però avvertono: i cambiamenti non avvengono semplicemente leggendo, molto dipende da come si legge. La lettura disordinata, ad esempio, carica il cervello di informazioni difficili da codificare e ostacola la riflessione. Saper leggere significa riuscire a entrare nel cuore delle pagine, dei racconti, dei romanzi. Significa riflettere sui personaggi, le situazioni, le sfumature, in un clima di consapevole partecipazione emotiva, all’insegna del piacere e della gioia. Per questo ho scritto un libro che spiega nel dettaglio come leggere in classe e come scegliere i testi adatti.

Insegnare con la letteratura fiabesca_foto2
Il libro sulla destra è “Le fiabe dei fratelli Grimm” a cura di Noel Daniel, Taschen

Più volte nel suo saggio viene ribadito che ai bambini e ragazzi vanno fatte conoscere le versioni e i testi letterari originali delle fiabe. Perché? Quali rischi si corrono nel conoscere solo le rielaborazioni e riduzioni commerciali?

A scuola è importante scegliere sempre i testi letterari originali, evitando gli adattamenti in chiave commerciale o massmediatica. Le versioni cinematografiche, ad esempio, modificano le storie originarie e le infarciscono di stereotipi e banalità. È dalle mistificazioni di questo tipo che nasce in molti la convinzione errata che le fiabe contengano trame poco adatte ai bambini.

Un esempio fra tanti: molti credono che le fiabe siano piene di principesse salvate da principi ricchi. Non è affatto vero. Il principe delle fiabe non è quasi mai un personaggio attivo, non ottiene i risultati con le sue sole forze. Molto spesso il ruolo forte e coraggioso è femminile.

Nella storia I sei cigni il protagonista maschile non ha le abilità per superare le prove e, perfino dopo aver ricevuto delle indicazioni, sbaglia, fallisce, si confonde. Alla fine trionfa solo perché una donna lo aiuta. Eppure, la quasi totalità delle persone è convinta che quelle cinematografiche siano le versioni autentiche. Questo è dannoso, perché alterando la narrativa fiabesca vengono distrutti portali di accesso per la comprensione di verità profonde.

È importante ribadire, dunque, che per un uso efficace della fiaba a scuola (ma anche in famiglia) è necessario ricorrere ai testi letterari originali. Nelle versioni non originali, spesso, anche la costruzione della frase è proposta in modo banale. Vengono eliminate le parole considerate difficili, per rendere la storia più commerciabile. E invece non bisogna avere paura di usare le parole difficili.

La bibliografia fiabesca, sia classica che moderna, è molto ricca e si presta perfettamente alla lettura in classe. Non c’è motivo di sospettare che il linguaggio letterario sia troppo complesso perché in realtà non esistono parole difficili, ma solo parole sconosciute che vanno spiegate. I bambini sono assolutamente in grado di capirle, appropriarsene e riutilizzarle. Leggere libri con parole desuete arricchirà il loro vocabolario.

Cenerentola
Il libro sulla destra è “Le fiabe dei fratelli Grimm” a cura di Noel Daniel, Taschen

Molti ritengono che le fiabe classiche siano cruente e portatrici di stereotipi di genere. E che dunque sarebbe meglio non leggerle ai bambini di oggi. Qual è il suo pensiero al riguardo?

Gli stereotipi sono tipici dei sottoprodotti a buon mercato dell’industria editoriale (letteraria e cinematografica) che ha adulterato i testi originali, diffondendo racconti che nulla hanno in comune con la letteratura autentica. E la diffusione di questi sottoprodotti è divenuta così capillare che ormai quasi nessuno conosce più i contenuti originali della letteratura fiabesca.

L’alterazione è stata così profonda che si è arrivati perfino a introdurre personaggi inesistenti, a modificare i fatti narrati e a ribaltare completamente i finali.

Quanti sanno che nella Cenerentola di Perrault (o dei Grimm) il “principe azzurro” non esiste? Si tratta, appunto, di un’invenzione posticcia dell’industria editoriale moderna. Eppure molti puntano il dito contro questa storia, accusandola di diffondere lo stereotipo della supremazia maschile o di incoraggiare le bambine alla frivolezza.

C’è la figura di un ‘nobile’, ovvero persona di alto rango. A volte può essere un principe, ma anche un altro aristocratico o semplicemente una persona ‘importante’. Dipende dalle versioni. Ma in NESSUNA versione esiste un ‘principe vestito di azzurro’. Quest’ultimo è un personaggio aggiunto con l’unità d’Italia, ma non presente nelle opere letterarie originali.

La verità è che molte critiche alle fiabe sono costruite su presupposti che non hanno nulla a che vedere col contenuto autentico. Lo stravolgimento dei testi originali ha creato equivoci a catena, rischiando di mandare al bando un patrimonio culturale di cui tutti abbiamo bisogno.

Biancaneve
Il libro sulla destra è “Le fiabe dei fratelli Grimm” a cura di Noel Daniel, Taschen

Perché “usare” le fiabe come mezzo per apprendere e non semplicemente leggerle, ascoltarle, farle conoscere ai bambini? Non si corre il rischio, così facendo, di trasformarle in “materia di studio” e dunque di operare una forzatura, rischiando di svilire il testo letterario?

L’esperienza mi ha permesso di verificare quanto sia importante la narrazione nella prassi didattica. È uno strumento prezioso, non solo per la trasmissione di contenuti culturali e l’attivazione del senso critico, ma anche per il coinvolgimento di docenti e allievi sul piano esistenziale ed emozionale. Senza un coinvolgimento emozionale la scuola perde la sua essenza e diventa un ambiente fatto solo di muri, registri, ruoli e voti.

Nel mio libro elenco cinque buone ragioni per integrare la didattica con la fiaba. La prima è che il racconto fiabesco stimola lo sviluppo cognitivo. Il suo utilizzo, fin dalla scuola dell’infanzia, è fondamentale per realizzare percorsi di consapevolezza e controllo dei processi di pensiero e di apprendimento.

La seconda ragione è che il testo fiabesco lascia spazio all’espressione della fantasia come forza di cambiamento. Possiede una cronologia precisa, regolata da leggi minuziose, e per questo mette in contatto con la verità consentendo di staccarsi da essa per riscoprirla e reinventarla. La fantasia non può ovviamente sostituire la realtà, ma deve affiancarla per arricchirla, impreziosirla, spiegarla.

Terzo motivo: la fiaba letteraria è specchio della vita e la evidenzia senza censure. Ci mostra che è possibile riaggiustare il nostro mondo interno davanti a uno stimolo esterno negativo.

Per le altre due ragioni vi rimando al mio libro, non voglio togliervi il piacere di scoprirle leggendolo.

Riguardo al modo di usare la fiaba in classe, attualmente nella scuola Primaria e Secondaria si procede con operazioni di analisi del testo. Si evidenziano le figure dei protagonisti, distinguendoli dagli antagonisti, si scompone il testo in introduzione, corpo, conclusione. Insomma, la fiaba diventa materia di studio. Nel mio libro propongo invece un approccio completamente diverso: è sufficiente praticare la lettura ad alta voce in classe, seguita poi da libere riflessioni e considerazioni. Insomma, una sorta di fiabaforum, in cui è completamente assente l’assillo della valutazione numerica. Il post-lettura è molto importante. Gli interventi a specchio, per esempio, diventano quasi indispensabili in alcune circostanze. Nel mio libro spiego dettagliatamente cosa sono e come si attuano. Non è difficile, anzi, è un modo di procedere piacevole e invogliante. Quello che conta è riuscire a sperimentare una lettura dialogata, il resto verrà da sé.

Interno del libro "Insegnare con la letteratura fiabesca"

Nel libro vengono proposti laboratori e percorsi operativi precisi legati all’uso delle fiabe. In base alla sua esperienza: quali sono le attività che suscitano maggior coinvolgimento e interesse nei bambini, se proposte insieme alle fiabe?

Nel mio libro ho inserito 15 laboratori interdisciplinari, attuabili in vari gradi di scuola: Infanzia, Primaria e Secondaria. Quei laboratori, che personalmente ho attuato in varie scuole, dimostrano come sia possibile utilizzare la fiaba per insegnare tutte le discipline: matematica, scienze, lingue, arte, informatica, educazione fisica. Sinceramente non saprei dire quale attività risulti più coinvolgente perché in realtà la letteratura fiabesca, usata nel modo giusto, è così travolgente che rende emozionante ogni percorso didattico.

Quali sono le sue fiabe preferite? E quali quelle che preferiscono i bambini che ha incontrato in questi anni?

Ogni volta che qualcuno mi chiede quale sia il mio film preferito o la canzone che più mi piace, sono sempre in difficoltà. Come si fa? Davvero non riesco a scegliere, perché in ogni opera d’arte è contenuto un infinito di bellezza. E i testi fiabeschi sono opere d’arte per eccellenza, per me.
Credo che anche per i bambini sia più o meno lo stesso: impossibile scegliere. In effetti dipende anche dalla fase in cui ci si trova, nel senso che in alcuni momenti ci sono delle fiabe che meglio rappresentano il nostro sentire e dunque ci appaiono come preferite, ma qualche mese dopo tutto potrebbe cambiare. E i bambini crescono e si evolvono in fretta.

L’ultima domanda: come è stato accolto il libro da insegnanti e genitori? Ha qualche testimonianza da riportare?

Sono davvero contenta per come insegnanti e genitori abbiano accolto “Insegnare con la letteratura fiabesca“. A pochi mesi dall’uscita è già richiestissimo ed è stato adottato come libro di testo per i laboratori della facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Lecce. Qualche settimana fa ho scoperto che in un sito svizzero una docente ha segnalato proprio il mio libro come testo utile per gli insegnanti di Italiano Lingua2. Che dire? Ne sono contenta, molto.

Ma l’episodio che mi ha resa oltremodo felice risale a pochi giorni fa, quando un’insegnante della scuola Secondaria mi ha telefonato comunicandomi di aver sperimentato in classe la mia strategia. Era commossa, raccontava che durante la lettura tutti i suoi alunni erano riusciti a seguire con un’attenzione inusuale, anche quelli che di solito facevano fatica a stare in silenzio, gli iperattivi, i ragazzini con bisogni educativi speciali, gli alunni stranieri. Tutti.

L’intera classe era rimasta lì ad ascoltare, con la gioia nello sguardo. E, nei giorni successivi, le lezioni di Italiano avevano preso una piega diversa, suscitando maggiore attenzione e curiosità, anche nei ragazzi più svogliati.

Mi ha ringraziato, come docente e come madre, perché in effetti questo libro è rivolto a tutti, non solo agli insegnanti. A tutti coloro che si occupano dell’educazione di piccoli.
Le ho risposto che in realtà sono io a dover ringraziare tutti i miei lettori perché mi danno la gioia immensa di vedere germogliare il piccolo seme che ho gettato al vento.

Per saperne di più, il sito di Rosa Tiziana Bruno è: https://rosatiziana.com/

È possibile organizzare corsi e seminari gratuiti in: scuole, biblioteche, librerie e associazioni. La formazione è rivolta agli insegnanti, ma anche agli educatori (a partire dall’asilo nido), ai genitori e a chiunque si occupi della formazione di bambini e ragazzi.
Per organizzare seminari e corsi di formazione gratuiti “Insegnare con la letteratura fiabesca” scrivere a: info@raffaelloformazione.it oppure a: ladridifavole@gmail.com

Potete acquistare “Insegnare con la letteratura fiabesca” in uno di questi store on line:

226 Condivisioni