Regni incantati, malefiche streghe, draghi feroci che tengono prigioniere principesse indifese: prendete tutti questi ingredienti, aggiungete un pizzico di polvere magica, mixateli nelle giuste quantità e otterrete il 90% delle fiabe con le quali siamo cresciute da bambine. Sbaglio?
Se ripenso, oggi, da mamma di due figlie femmine, alle fiabe che ho letto da bambina, non nego di essere un po’ in imbarazzo rispetto agli evidenti stereotipi di genere di cui erano intrise e rispetto al ruolo che è stato assegnato alle giovani donne protagoniste di questi grandi classici. Siamo cresciute leggendo storie e racconti dove obbedienti fanciulle inermi passavano anni rinchiuse in torri inespugnabili, segregate in anguste stanze a far da servitù a crudeli sorellastre, sognando ad occhi aperti un futuro migliore al fianco del Principe Azzurro, che, presto o tardi, sarebbe arrivato a salvarle dalla loro ineluttabile sorte. Prigioniere di un destino che era già stato scritto per loro e che non sarebbero mai state in grado di cambiare con le loro proprie forze.
Per fortuna, sia nel mondo là fuori, così come tra le pagine dei libri dedicati ai giovani lettori e alle giovani lettrici, le cose sono parecchio cambiate negli ultimi anni. Oggi c’è sicuramente una maggiore presa di coscienza rispetto a quanto sia importante ricordare alle bambine (oltre che ai bambini, ovviamente!) che possono fare qualsiasi cosa vorranno fare, quando saranno grandi, e che hanno tutte le carte in regola per realizzare i loro piccoli grandi sogni con le proprie forze, senza dover aspettare il vecchio principe azzurro che potrà ora, finalmente, togliersi il mantello e godersi il meritato riposo. A salvarci ci penseremo da sole.
Dimenticatevi allora le tradizionali principesse… perché ora è arrivata l’Impavida Aurora, l’eroina che tutte stavamo aspettando!
Aurora è, a tutti gli effetti, l’anti-principessa: non veste abiti eleganti, non sa stare ferma un attimo, è sfrontata, testarda, autoironica e soprattutto non teme niente e nessuno.
Tenerle testa non è facile, sa esattamente cosa vuole e come ottenerlo.
Aurora non è una principessa: lei, le principesse, si limita a salvarle e lo fa con grande spirito di “sorellanza” anche quando, per dirla tutta, queste principesse proprio simpatiche non le stanno.
A differenza di tutte le sue coetanee, l’Impavida Aurora non nutre alcun interesse per i principi, anzi, sono forse l’ultimo dei suoi pensieri. Quello che importa ad Aurora è passare da un’avventura all’altra, salvare chi è in difficoltà e fare giustizia quando è stato commesso un torto.
Aurora non sa danzare, né ricamare, né dipingere, eppure conquista la fiducia della Regina, che da ormai troppo tempo ricerca la donzella perfetta che riesca a salvare il suo primogenito da un male apparentemente incurabile che lo tiene rinchiuso nella sua stanza da mesi. Non saranno certo graziosi ricami a poterlo salvare, né melodiosi gorgheggi: ci vuole una ragazza che non abbia paura di nulla, nemmeno del Diavolo in persona. E quella ragazza è solo lei: l’Impavida Aurora.
Il libro si divide in due macro capitoli: Aurora e il Principe, dove la narrazione è incentrata sull’avventura di Aurora che viene arruolata dalla Regina per salvare il principe dal male oscuro che lo tiene prigioniero (si scoprirà poi che, a tenere al guinzaglio il giovane rampollo, altro non era che la dipendenza da videogiochi) e Aurora e il Diavolo, dove l’Impavida arriva ad un faccia a faccia nientepopodimeno che con il Diavolo in persona.
L’impavida Aurora è un libro divertente e molto ironico, dove il mondo delle fiabe si intreccia con il mondo di oggi, ottenendo, grazie a questo espediente, un effetto di grande sorpresa e decisamente comico.
Il personaggio di Aurora è bello perché non vuole piacere a tutti i costi: spesso Aurora è così convinta di essere nel giusto da dimostrarlo in modo plateale, così da risultare, a mio personalissimo avviso, perfino un po’ antipatica. Ma credo che sia perfetta esattamente così com’è: dopotutto Aurora è una bambina. Una bambina che è speciale perché crede ciecamente nelle sue possibilità e non ha paura di fare cose sbagliate per la sola paura di sbagliare. E, se sbaglia, semplicemente cambia rotta e si concentra su come raggiungere il suo prossimo obiettivo. Non è forse questo quello che ci augureremmo facessero le nostre bambine di fronte alle sfide che si troveranno ad affrontare nella vita?
E allora, grazie Aurora e grazie a tutte le principesse di domani che, sono certa, saranno in grado di realizzare i propri sogni, rimanendo Impavide, qualsiasi cosa capiti loro.
L’impavida Aurora, di Matthieu Sylvander, illustrazioni di Perceval Barrier, traduzione italiana di Eleonora Armaroli, 2020, Terre di Mezzo Editore. Età di lettura consigliata: dagli 8 anni
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