È davvero promettente il debutto nel mercato dei libri per l’infanzia di LupoGuido, marchio nato a Milano appena qualche mese fa e già sulla bocca di tanti estimatori ed esperti del settore, che hanno riconosciuto in questa emergente realtà editoriale una non comune capacità di fiutare belle storie, siano esse lontane nel tempo, e dunque salvate dall’oblio, siano esse espressione di autori e illustratori contemporanei, provenienti dal nord e dal sud del mondo.
Ma chi c’è dietro al simpatico cagnolone con gli occhiali che identifica il logo di LupoGuido? Quali scelte guidano il lavoro di questa emergente e vitale casa editrice per bambini? Quali saranno le sue “mosse” future?
Ce lo racconta in questa intervista Virginia Portioli, editor e responsabile della comunicazione di LupoGuido.
LupoGuido nasce nella testa di Guido Tommasi, l’editore, parecchi anni fa, senza però riuscire a prendere vita in una creatura autonoma rispetto all’omonima casa editrice dedicata alla cucina.
L’incontro tra me e Guido Tommasi è avvenuto nei primi mesi dello scorso anno e culminato con la visita alla Fiera di Bologna, da cui tutto è partito. Avevamo le stesse vedute riguardo ai libri per bambini e abbiamo deciso di provarci.
Personalmente è la prima volta che metto piede “a pieno titolo” nel mondo dell’editoria, ma farlo in una casa editrice con più di vent’anni sulle spalle, di certo è stato un inizio molto più facile e accomodante del previsto.
Provenivo dal mondo della scuola, da estenuanti battaglie per il rinnovamento delle biblioteche scolastiche, da formazione degli insegnanti e in-formazione dei genitori, nella speranza di far entrare nelle scuole una letteratura di qualità. Nel mio piccolo sono riuscita a raggiungere l’obiettivo, ma quanta fatica e soprattutto quanta strada c’è ancora da fare per colmare il vuoto comunicativo tra buona letteratura e mondo scolastico!
Da questo punto di vista mi sono avvalsa dell’ottima conoscenza dei cataloghi delle principali case editrici italiane, maturata grazie all’esperienza delle biblioteche. Avevo una chiara idea di quello che c’era e di quello che, a mio avviso, mancava. E quella doveva essere la direzione di LupoGuido: chiudere i libri aspirina nell’armadietto dei medicinali e riportare alla luce le storie, vecchie o nuove che fossero, purché il loro interlocutore tornasse ad essere il bambino.
Per il 2018 sono previsti dieci titoli e credo rimarremo su queste cifre anche negli anni a venire. Ma prendete questa dichiarazione con le pinze, siamo molto volubili e se ci innamoriamo di un libro non ci sono schemi che tengano!
Nella scelta dei titoli abbiamo in testa un’idea fissa: devono essere libri scritti per bambini per davvero, non per i genitori. Mi rendo conto sia difficile e un po’ paradossale spiegare questo concetto. Siamo alla ricerca costante di belle storie che facciano riscoprire il piacere della lettura fine a se stessa. Storie che abbiano semplicemente voglia di essere raccontate, senza la pretesa di dover sempre anche insegnare qualcosa, supportando una genitorialità oggi sempre più in crisi. Ci piacciono poco le pedagogie da quattro soldi e le morali impacchettate e pronte per essere inculcate. Siamo convinti che il racconto di una storia, di uno spaccato di vita, possa esprimere – aprendo domande piuttosto che offrendo risposte- molto più di quanto si pensi. E soprattutto, che aiuti a ragionare, a sviluppare il pensiero. È importante che il bambino torni a essere il soggetto delle nostre attenzioni, in una nuova “rivoluzione copernicana” che riporti al centro chi di dovere.
Le storie dunque, sono il nostro filo rosso, condite con illustrazioni sofisticate e un pizzico di ironia.
Per ora non abbiamo cantieri aperti, ma stiamo iniziando a guardarci attorno. Non abbiamo fretta, siamo appena nati e vogliamo capire se la nostra idea può funzionare e possiamo proseguire su questo cammino. L’affetto con cui siamo stati accolti dal pubblico e dalla stampa ci fa pensare che le premesse siano valide e ci fa ben sperare per il futuro.
Sperare nel premio Andersen non era neanche lontanamente contemplato nei nostri orizzonti. Quando è arrivata la notizia della prima “nomination”, Dorotea era in libreria da appena 15 giorni ed è stata per noi una sorpresa incredibile. Ancora di più la scelta finale.
Come ho detto durante la cerimonia di premiazione, sono molto contenta che sia stato un libro come questo ad ottenere un riconoscimento così importante, perché consente di riportare alla luce situazioni quotidiane, come una giornata in famiglia, con grande rispetto, nel pieno godimento di un sereno tran tran, senza l’ansia di dover gestire pannolini, ciucci e capricci.
Dorotea Sgrunf è un classico senza tempo che non poteva mancare sui nostri scaffali, è talmente bello e curato in ogni suo dettaglio che parla da sé: ripubblicarlo è stata quasi una scelta facile.
Dal prossimo autunno, quando a catalogo avremo qualche titolo in più, vorremmo rispondere ai tanti inviti delle scuole, organizzando incontri e cercando di portare le buone letture come abitudine quotidiana.
Stiamo programmando la partecipazione a festival (come “Hai visto un re?” a Milano) e fiere, ma è ancora presto per maggiori dettagli.
L’aspetto più complesso è sicuramente quello di scovare libri che abbiano le caratteristiche che cerchiamo, senza dover scendere a compromessi e cadere nei trabocchetti del sentimentalismo.
L’aspetto più divertente? Ammetto che mi diverto molto con la revisione (a volte traduzione) dei testi. Lavorare con la nostra lingua, ragionare sui significati e le parole, sentire le frasi che prendono vita, è un lato del mio lavoro che mi piace moltissimo.
Sicuramente entrare in contatto con autori e illustratori che abbiano a cuore i nostri stessi intenti e dar vita ad una nuova stagione letteraria a marchio LupoGuido.
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