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Intervista alla casa editrice Settenove

Settenove ha da poco compiuto quattro anni. Era il 15 settembre del 2013 quando Monica Martinelli fondò la casa editrice a Cagli, il suo paese d’origine, un piccolo centro dell’entroterra marchigiano. Una casa editrice che si schiera a favore della costruzione di un immaginario privo di stereotipi sessisti, che pubblica libri utili ad affrontare la prevenzione della violenza di genere e l’educazione alle differenze.
Ricordo come se fosse oggi il primo albo illustrato di Settenove in cui mi imbattei, dal titolo June e Lea. Raccontava la relazione non fluida e lineare tra due sorelle che inizialmente vivevano in simbiosi ma poi, con il trascorrere degli anni, hanno compiuto scelte diverse. Una storia di crescita, contrasti, ma anche piena di rispetto e amore. Mi commosse profondamente.
June e Lea, Settenove
Da allora Milkbook ha sempre guardato con attenzione al lavoro di questa piccola e combattiva casa editrice, impegnata e attivissima nel tessuto sociale.
Monica Martinelli, fondatrice di Settenove
Monica Martinelli, fondatrice di Settenove

Intervista a Monica Martinelli, Settenove edizioni

Prima della nascita di Settenove, avevi già maturato esperienze nel campo editoriale?

Ho fondato Settenove dopo esperienze di studio e lavoro in campi molto diversi, giuridico, artistico ed editoriale e ricche esperienze di studio nell’ambito dei diritti umani e della prevenzione della violenza di genere in Italia e in Spagna.

Settenove persegue l’alto obiettivo di operare al fine di prevenire la violenza di genere: ti sei ispirata a qualche realtà già esistente all’estero?

Ho scoperto alcune realtà simili all’estero una volta avviato il progetto: esistono case editrici femministe in tutta Europa, e alcune di queste si occupano specificatamente dell’editoria per l’infanzia. In Italia, la casa editrice Dalla parte delle bambine, nata negli anni Settanta, è stata la prima esperienza di questo tipo e, con Storia di Giulia che aveva un’ombra da bambino, abbiamo recuperato un frammento del loro catalogo.
Ad oggi però non ne ho conosciute altre che abbiano sviluppato questo tema con un approccio globale attraverso tutti i generi delle collane di cui si compone il catalogo. Oltre ai libri per l‘infanzia e la narrativa, Settenove ha una collana di saggistica (Lo scellino), una collana di formazione continua per educatori, educatrici, operatrici dei centri antiviolenza e altri soggetti che operano in ambito educativo e di prevenzione della violenza e, da un anno, la collana Documenti, che raccoglie gli atti dei convegni della Scuola di Politica dell’associazione D.i.Re – Donne in rete contro la violenza che unisce 78 centri antiviolenza italiani.

Leggere senza stereotipi
Quali sono stati i primi titoli del vostro catalogo, quelli che avete scelto come simbolo per lanciare il vostro progetto?

Scelsi tre libri che potessero mostrare in modo inequivocabile l’identità e la finalità del progetto: C’è qualcosa di più noioso che essere una principessa rosa?, Papà aspetta un bimbo e June e Lea.
Il primo punta alla decostruzione degli stereotipi sessisti, il secondo dà spazio a forme di collaborazione e rispetto reciproco nella conduzione della vita familiare, già esistenti nella realtà ma poco presenti nei libri per l’infanzia, il terzo offre un modello alternativo di bambine e ragazze che immaginano il proprio futuro libere da schemi predefiniti e che si ritrovano, dopo un sofferto distacco, con la scoperta dell’autonomia e attraverso lo sviluppo di talenti individuali.
C'è qualcosa di più noioso di essere una principessa rosa

Come ci hai spiegato, le vostre pubblicazioni spaziano dalla letteratura giovanile alla manualistica rivolta ad adulti su tematiche legate al superamento degli stereotipi e della violenza sulle donne. Com’è suddiviso il vostro catalogo? 

Ad oggi il catalogo è suddiviso in cinque collane, che in realtà rappresentano cinque possibili canali di comunicazione per affrontare la prevenzione della violenza di genere e l’educazione alle differenze: albi illustrati, narrativa, saggistica, educazione di genere e la collana «Documenti».


Quanti titoli pubblicate all’anno?

Circa 7/8 all’anno, oltre alle ristampe.

Papà aspetta un bimbo


Quali sono le tappe principali che hanno segnato la storia della vostra casa editrice?

Se per tappa si intende qualcosa che segna il percorso e lo direziona, guardandomi indietro non sono ancora in grado cogliere i momenti salienti che hanno dettato la strada, credo che saranno più chiari tra qualche anno.
So per certo, però, che Settenove porta il segno degli incontri fortunati con associazioni, centri antiviolenza, attiviste, attivisti, esperte di letteratura per l’infanzia, librerie e sostenitrici e sostenitori appassionati.

 
Oltre alla vendita, quali attività portate avanti per diffondere e far conoscere il vostro progetto editoriale? 

Durante l’anno sia io che gli autori e le autrici di Settenove siamo spesso in viaggio per eventi e festival. Personalmente, soprattutto in autunno e primavera, partecipo a vari incontri e momenti di formazione sul contrasto alla violenza attraverso la decostruzione degli stereotipi di genere, nelle librerie, nelle biblioteche, nelle scuole di ogni ordine e grado, nelle università e, di recente, in un’assemblea sindacale. Sono momenti di confronto importanti, che ossigenano la mente con nuovi stimoli e ci riportano a contatto con la realtà.
Buffalo Bella

All’interno del catalogo ritieni ci siano uno o due titoli che rappresentano in maniera perfetta lo spirito e l’essenza della vostra casa editrice?

Considero Settenove un progetto unico quindi per me è difficile scegliere solo due titoli che siano rappresentativi. Tuttavia i due volumi per la formazione continua Di pari passo Leggere senza stereotipi, credo rappresentino bene il senso complessivo del progetto: ripartire dall’infanzia. Con percorsi di contrasto alla violenza di genere o con l’offerta di letture che contrastino l’insorgere di sovrastrutture stereotipate e sessiste.
Anche gli ultimi libri per l’infanzia usciti rappresentano bene tutto questo: W i nonni, di Cristina Obber e Silvia Vinciguerra (dai 3 anni), che racconta le vicende di una famiglia in cui emergono le piccole cure quotidiane reciproche, personaggi non stereotipati e l’affettività degli anziani, raccontati non solo nella veste di “nonni” ma anche come coppia; e Buffalo Bella di Olivier Douzou, un testo francese magistralmente tradotto da Giusi Quarenghi, che riguarda la transessualità infantile e la ricerca della propria identità di genere. Un tema difficile quest’ultimo, che Douzou ha affrontato in modo chiaro e poetico: con una bella storia, innanzitutto, e splendide illustrazioni.
W i nonni!

Siete cambiati e “cresciuti” rispetto agli inizi?

Il numero di libri annui è rimasto pressoché invariato e ad oggi Settenove ha 32 titoli. Cambiamenti evidenti non credo ma l’attenzione nello scegliere i testi e nella lavorazione dei volumi è sempre più alta. Come in ogni altro lavoro, se da un lato l’esperienza e lo studio aiutano a scovare gli errori con più immediatezza, dall’altro fanno sorgere molte più domande.
 

Quali sono gli obiettivi per il futuro?

Abbiamo obiettivi e speranze. Spero intanto in un rapporto sempre più stretto con le scuole, attraverso percorsi, attività, laboratori con il coinvolgimento attivo di studenti e insegnanti; e una sempre maggior sinergia con i centri antiviolenza – che sono luoghi di elaborazione teorica delle politiche e delle strategie per contrastare la violenza, oltre che centri di primo supporto – per capire in quale modo possiamo essere di aiuto con le nostre pubblicazioni.
Abbiamo tanti nuovi progetti, già in cantiere o appena abbozzati, le questioni da affrontare e i temi da sviscerare sono molti e le modalità per farlo sono potenzialmente infinite…

Per leggere le interviste agli altri editori, segui i link:

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